Da qualche anno si sente parlare sempre più spesso di sviluppo sostenibile.
Ma cosa significa in concreto?
Vuol dire mantenere una crescita economica compatibile con l'equità sociale e gli ecosistemi secondo
il principio dell'equilibrio ambientale:
- il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di rigenerazione;
- l'immissione di rifiuti e inquinanti
nell'ambiente non deve superare
la capacità di carico dell'ambiente stesso;
- lo stock di risorse non rinnovabili
deve restare costante nel tempo.
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Il nostro sistema energetico
è molto lontano dall'essere sostenibile.
La nostra società consuma infatti energia
a ritmi elevati utilizzando in gran parte
fonti non rinnovabili, cioè disponibili
in quantità limitate.
Attualmente gran parte dell'energia proviene dalla combustione di petrolio, gas naturale
e carbone.
Queste risorse presentano
tre gravi incovenienti:
1. Sono limitate
Secondo le stime più attendibili abbiamo petrolio per circa 40 anni ai consumi attuali,
ma il problema si porrà molto prima, quando
la domanda supererà l'offerta ed inizierà
a premere sui prezzi.
2. Sono distribuite in modo diseguale
tra i territori del mondo
I paesi "sviluppati", pur avendo solo
il 19% della popolazione mondiale, consumano più
del 50% dell'energia. |